Escursione Monte Manfriana

Escursioni Parco Pollino - Escursione Manfriana (m 1981)

Caratteristiche dell'escursione

ATTENZIONE: Non si assume alcuna responsabilità nei riguardi di chi, seguendo le descrizioni presenti sul sito isentieridelpollino.it, percorre gli itinerari escursionistici in maniera autonoma.

Un viaggio attraverso il cuore selvaggio del Parco Nazionale del Pollino, tra panorami mozzafiato e antiche tracce di storia. Il percorso ha inizio a Colle Marcione (1237 m), da dove ci si immerge immediatamente nel suggestivo Bosco La Fagosa, la faggeta più vasta del Parco del Pollino. Questo bosco si estende lungo il versante nord-orientale della Catena del Pollino , sfiorando i confini del comune di Civita e spingendosi fino ai piedi della maestosa Serra delle Ciavole.

Superata una breve salita su strada sterrata, si raggiunge il Piano di Ratto Piccolo, un angolo di quiete immerso nella natura. Da qui, il sentiero conduce verso est fino ad incrociare una vecchia mulattiera dalle caratteristiche scalinate in pietra. Queste antiche vie di montagna accompagnano gli escursionisti verso la cresta, a quota 1700 m, nei pressi della Timpa del Principe .

Il panorama è impareggiabile: a sinistra, la vista spazia dai Monti dell'Orsomarso alla Sila, abbracciando il Golfo di Sibari. A destra, si scorgono le vette più alte del massiccio del Pollino, le maestose Timpe rocciose e il profondo Bosco La Fagosa.
Proseguendo verso il Passo del Principe, si percorre una lunga cresta affilata che tocca le piccole vette della Serra di Malaverna. Lungo il cammino, i resti di vecchie teleferiche – cavi d'acciaio e pali ormai abbandonati – raccontano un passato di disboscamenti intensivi che un tempo interessavano il cuore del massiccio.

Prossime 6 foto ©Francesco Morello (Wikiloc)

La scalata finale: la vetta della Manfriana Orientale

Dal Passo dello Sparviero, noto anche come Passo Marcellino, il percorso si fa più roccioso, con una salita che conduce alla vetta della Manfriana Orientale . Qui, il paesaggio si trasforma: blocchi di roccia squadrati si ergono come sentinelle, offrendo un colpo d'occhio unico su tutto il territorio circostante.

Variante di ritorno: la mulattiera del Vascello

Per chi desidera una variante al ritorno, dal Passo del Principe si può imboccare la mulattiera che scende verso il Vascello. Dopo una discesa immersa nella natura, si svolta a destra in direzione di Piano Ratto e, da lì, si riprende la strada sterrata che conduce ai pianori successivi, fino a raggiungere nuovamente Colle Marcione.

Tra mito e storia: i misteriosi blocchi della Manfriana

A quasi duemila metri di altitudine, la cima della Manfriana Orientale custodisce una visione che lascia senza fiato: enormi blocchi di pietra lavorati con una maestria che richiama le antiche tecniche dell'architettura greca, come l' anathyrosis , utilizzata per ottenere giunti perfetti tra i blocchi.
Questi manufatti – imponenti, regolari, e perfettamente squadrati – sembrano testimoniare la presenza di un'epoca lontana. Tra questi, un blocco in particolare si distingue per la sua forma e proporzione: un possibile architrave, che suggerisce una struttura architettonica di grande rilievo.

Prossime 3 foto ©Francesco Morello (Wikiloc)

Un tempio per Apollo o una fortezza strategica?

Due teorie si intrecciano per spiegare la presenza di questi straordinari resti. La prima richiama il sacro e il mito: si ipotizza che la Manfriana fosse stata scelta dalle popolazioni ellenistiche come nuova “Dimora degli Dei”, un tempio eretto in onore di Apollo. Questa ipotesi si intreccia con la possibile origine del nome Pollino, che potrebbe derivare proprio da Apollo, rafforzata dalla somiglianza morfologica della Manfriana con il maestoso Monte Olimpo.

L'altra ipotesi sposta l'attenzione sulla geografia strategica: la vetta della Manfriana, dominante sulle antiche vie di comunicazione che collegavano i territori calabresi e lucani, potrebbe essere stata il luogo ideale per erigere una fortezza di controllo e avvistamento. Da qui, i popoli del passato avrebbero potuto dominare con lo sguardo vasti tratti di terra, proteggendo il territorio e assicurando il passaggio delle carovane lungo le rotte commerciali.

Il fascino del mistero

Al di là delle interpretazioni storiche e mitologiche, i blocchi della Manfriana restano un simbolo di un passato enigmatico, una testimonianza scolpita nel cuore della montagna. Che fossero parte di un luogo sacro o di una fortezza, essi raccontano la storia di un popolo che ha saputo fondere tecnica e visione, lasciando una traccia indelebile nelle pietre del Pollino.

Il pino bonsai della Manfriana

Mentre a Serra di Crispo, a Serra delle Ciavole, a Palanuda il pino loricato, pur se esposto al fragore di tempeste ed all'imperversare dei venti, si innalza con esemplari dritti e giganteschi, sul Monte Manfriana esso si presenta con un esemplare tozzo e robusto, con tronco largo e contorto, dal quale si staccano i rami ad inconsueta vicinanza dal suolo.
Il fusto interrompe la crescita a poco più di un metro dal suolo, per diramarsi nella chioma. Una esperta mano ne ha seguito la crescita, fino ad un certo punto, per interromperla, come si fa nell'arte bonsai, e collocare sulla Manfriana pini in miniatura.

Visitare la Manfriana non significa solo percorrere un itinerario naturalistico straordinario, ma immergersi in un viaggio nel tempo, tra i miti degli dei e le gesta degli uomini. Un'esperienza che unisce la grandiosità della natura alla profondità della storia.

Classificazione delle difficolta' escursionistiche

In montagna, dove le condizioni ambientali sono molto variabili, una classificazione delle difficoltà rimane comunque indicativa.

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