Grotte rupestri e siti archeologici del Parco Nazionale del Pollino
Le più antiche testimonianze archeologiche
Il Parco Archeologico di Francavilla Marittima, situato tra le suggestive alture di Timpone Motta e Macchiabate, si erge su un promontorio dominante la fertile Piana di Sibari, attraversata dal torrente Raganello. La sua posizione strategica garantiva un accesso limitato da Est, mentre il lato Nord, caratterizzato da un pendio ripido, e quello Ovest, segnato da uno smantellamento roccioso, offrivano una protezione naturale agli insediamenti del colle.
Foto: ©antikekunst.org
Dal punto di vista archeologico, il parco archeologico si articola in tre aree principali:
Le prime testimonianze di frequentazione dell’area risalgono alla Media Età del Bronzo (XV-XIV sec. a.C.), quando comunità pastorali iniziarono a popolare la zona. Tuttavia, fu nell’Età Protostorica (IX-VIII sec. a.C.) che il sito conobbe uno sviluppo significativo con l’insediamento degli Enotri, popolazione italica che viveva in capanne lungo la sponda sinistra del torrente Raganello e seppelliva i propri defunti nella Necropoli di Macchiabate.
Foto: ©antikekunst.org
Con la fondazione di Sibari (720-710 a.C.), Francavilla entrò a far parte della chora sibarita, come confermato dalla presenza di un tempio dedicato alla dea Atena, dove l’olimpionico Kleombrotos offriva i suoi doni. Questa connessione con il culto di Atena ha alimentato l’ipotesi che Francavilla Marittima possa identificarsi con la mitica Lagaria, citata da Strabone, fondata da Epeo, il leggendario costruttore del Cavallo di Troia.
Gli scavi archeologici condotti dagli anni ’60 hanno rivelato un fitto tessuto insediativo con pianori terrazzati artificialmente fin dall’epoca protostorica. Le abitazioni, inizialmente ovali, si trasformarono nel periodo greco-arcaico (VII-VI sec. a.C.), assumendo una tipica pianta rettangolare.
Situata sul pianoro di Macchiabate, ad Est dell’abitato e separata da esso dal torrente Dardania, la necropoli si estende per oltre un chilometro. Gli scavi condotti da Paola Zancani Montuoro hanno riportato alla luce tombe a tumulo di forma circolare o ellittica, realizzate con ciottoli e massi accuratamente selezionati. Il rito funerario prevedeva la deposizione del defunto in posizione rannicchiata, accompagnato da corredi ceramici e oggetti in bronzo, simbolo del suo status sociale.
Foto: ©francavilla.philhist.unibas.ch
Dopo un’interruzione nel 1969, gli scavi ripresero nel 1982 sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica della Calabria e, dal 1991 al 2004, furono condotti dal Groningen Institute of Archaeology (GIA) dell’Università di Groningen, guidato dalla studiosa Marianne Kleibrink. Le ricerche proseguirono successivamente con il contributo dell’Accademia di Danimarca a Roma e, dal 2009, dell’Università di Basilea, con un focus sulla Necropoli di Macchiabate. Dal 2017, un’ulteriore fase di studi ha interessato l’area abitativa grazie alla collaborazione dell’Università della Calabria (Unical).
Negli ultimi anni, il Parco Archeologico di Francavilla Marittima ha beneficiato di una serie di iniziative di ricerca, tutela e divulgazione culturale. L’Associazione per la Scuola Internazionale d’Archeologia “Lagaria” Onlus, diretta da Pino Altieri, ha giocato un ruolo chiave nell’organizzazione delle Giornate Archeologiche Francavillesi, oggi giunte alla XVIII edizione.
Dal 2010, un importante contributo alla valorizzazione del sito è stato fornito dall’Associazione Itineraria Bruttii Onlus, che ha promosso attività didattiche sperimentali per le scuole, allestimenti espositivi e iniziative per la fruizione del patrimonio archeologico della Sibaritide.
Grazie a queste sinergie tra enti di ricerca, istituzioni e associazioni culturali, il Parco Archeologico di Francavilla Marittima continua a essere un punto di riferimento fondamentale per lo studio e la divulgazione della storia antica della Magna Grecia.
Un viaggio che conduce alla scoperta di un mondo sotterraneo di straordinaria bellezza.
Utilizzate come rifugi, abitazioni o luoghi di culto, offrono un’esperienza suggestiva.
Aree affascinanti e intatte dal punto di vista ambientale e naturalistico, autentici scrigni di biodiversità.
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